
Derisi, molestati e feriti: l’oltraggio di Ben-Gvir agli attivisti della Flotilla
Leggi in app Derisi, molestati e feriti: l’oltraggio di Ben-Gvir agli attivisti della Flotilla dal nostro inviato Fabio Tonacci Al porto di Ashdod l’umiliante show del ministro israeliano della Sicurezza. Parla a...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Derisi, molestati e feriti: l’oltraggio di Ben-Gvir agli attivisti della Flotilla dal nostro inviato Fabio Tonacci Al porto di Ashdod l’umiliante show del ministro israeliano della Sicurezza. Parla a Repubblica l’avvocata di Adalah, entrata nell’hangar per l’assistenza legale: “Tanti raccontano di violenze subite dai militari, tre sono stati colpiti da proiettili di gomma e sono finiti in ospedale, alcune donne riferiscono di molestie sessuali”. 21 Maggio 2026 alle 01:00 3 minuti di lettura Su un tappeto di schiene umiliate e vilipese, il ministro dell’odio balla la danza più indecente.
«Erano arrivati con tanto orgoglio, guardateli come sono ridotti ora», dice, tronfio, Itamar Ben-Gvir, impugnando la bandiera di Israele con la mano sinistra, e invitando con la destra a rivolgere lo sguardo agli uomini e alle donne che la polizia ha bendato, ammanettato in lacci di plastica e messo in ginocchio, con l’ordine di non staccare la fronte dal pavimento, perché la mortificazione sia piena, completa e finale. È la scena forse più penosa dello show di Ben-Gvir, trasmesso sui propri canali social e girato all’interno del porto di Ashdod, tra i 428 attivisti della Flotilla (tra cui 29 italiani, compreso il parlamentare dei 5 Stelle Dario Carotenuto) in stato di fermo. E mentre gli altoparlanti diffondono a tutto volume l’Hatikvah, l’inno nazionale.
I dettagli
«Benvenuti in Israele, siamo noi i padroni di casa», urla Ben-Gvir a chi non è autorizzato ad alzare la testa. Lo show dello scandalo internazionale, dell’indignazione collettiva, che ora spinge i governi europei a protestare e Netanyahu ad arretrare, tant’è che per la prima volta rimprovera al suo ministro della Sicurezza nazionale di non essere «in linea con le norme e i valori del Paese». Ma Ben-Gvir è Ben-Gvir, si sa da sempre, quel che ha fatto può sorprendere soltanto chi non lo conosce.
Quando a Ashdod è ormai notte, e dal cancello del scalo inaccessibile alla stampa sfilano via i pullman che non vanno all’aeroporto ma a Ketziot, la prigione di massima sicurezza nel deserto del Negev, diventa chiaro che la campagna elettorale per il voto di ottobre è cominciata. Sui corpi dei volontari della Flotilla. «Molti hanno denunciato violenze, dicono di avere le costole rotte, in diversi sostengono di aver subito molestie sessuali, per lo più verbali ma non posso entrare nello specifico, due sono stati portati in ospedale perché avevano ferite da proiettili di gomma».
Le luci delle gru caricatrici illuminano di rosso la faccia stanca dell’avvocata Suhad Bishara del team legale Adalah, che assiste la Flotilla. Il governo israeliano aveva dichiarato che gli spari delle forze speciali erano diretti solo contro le barche della missione civile che faceva rotta su Gaza, e non contro le persone. «Mi risulta che in tre sono stati presi dai proiettili, uno di loro, un ragazzo, mi ha detto di essere stato colpito sulla cosiddetta nave-prigione».
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





