
Ultimo, le pagelle: top e flop del concerto di Tor Vergata
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Seguici su Discover Ultimo, le pagelle: top e flop del concerto di Tor Vergata di Andrea Silenzi (ansa) Il duetto con Fabrizio Moro e l’ingresso con “Pianeti”, la classicità di “Romantica” e l’effetto-muretto di “Fateme cantà”: i momenti migliori e quelli un po’ così di una serata indimenticabile 05 Luglio 2026 alle 05:00 1 minuti di lettura ROMA – Un concerto-kolossal, un record mai toccato prima con un pubblico di 250 mila persone. Ultimo ha fatto l’impresa a Tor Vergata, dall’arrivo spettacolare in elicottero alle 32 canzoni che ha regalato ai fan senza sbagliare una nota, accolto da un boato e accompagnato per tutta la serata da cori ininterrotti. Emozioni potenti, atmosfera incredibile e un colpo d’occhio pazzesco.
Con alcuni momenti memorabili e altri che potevano riuscire meglio. E allora vediamo quali sono i top e i flop della serata. Ultimo arriva in elicottero: la vista dall'alto dei 250mila a Tor Vergata I top 1.
I dettagli
Il duetto con Fabrizio Moro in L’eternità (il mio quartiere). La romanità in versione 3. Due storie simili, uno mentore dell’altro, con il più giovane che diventa un gigante sotto lo sguardo protettivo del suoi battistrada.
I fiati di Io sono pazzo di te. In una serata a tutto romanticismo e canzoni made in Italy, l’inserto fiatistico regala un tocco di internazionalità e interrompe una narrazione a una sola dimensione. La classicità di Romantica.
Non è solo un inno per i suoi fan: è il simbolo di un’estetica. Anche chi non ama Ultimo non può riconoscere che questo è un pezzo riuscito, sentimentale, un po’ romantico e un po’ pasoliniano. L’ingresso vangelizzato di Pianeti.
Cosa dicono gli esperti
Ultimo entra in scena come un messia, a braccia aperte, mentre sullo schermo compare la scritta “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. Nonostante il pubblico record, difficile aspirare alla santità. L’interludio piano e voce che arriva verso il finale.
Suggestivo, ben eseguito, ma forse un pizzico monocorde. Questa insensata voglia di te, Buon viaggio, Alba, Quel filo che ci unisce: la voce c’è tutta, ma il tono varia poco. L’arrangiamento di Fateme cantà: c’è tanta Roma, lui seduto a bordo palco che fa tanto muretto, la canzone è liberatoria ma il risultato finale è meno efficace dell’idea.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





